FUOCO, ARIA, ACQUA, TERRA

Nella Calabria che brucia, anche Cariati, nel pomeriggio di ieri, ha avuto la sua dose di fiamme, i suoi alberi d’ulivo carbonizzati, il suo cielo e le case oppressi da una torrida cappa di fumo. Due roghi, al Varco e a Santa Maria, hanno fatto i loro danni, e ancora maggiori sarebbero stati senza il pronto intervento dei nostri concittadini, visto che i Vigili del Fuoco, impegnati nei dintorni a domare incendi di grandi proporzioni, non sono riusciti ad esserci.

Quello di Santa Maria, di natura dolosa, come attesta l’avviso comunale diramato nella stessa giornata di ieri, ha anche bruciato l’adduttrice della rete idrica proveniente dall’impianto di Petraro, provocando “abbassamento della pressione e torbidità dell’acqua” (in verità è una situazione con cui i cariatesi stanno facendo i conti da un po’, anche senza incendio… ). Probabilmente, come qualcuno nota, se pure il Comune avesse rispettato la propria ordinanza del 4.7.2017, concernente “eliminazione sterpaglie e pulitura terreni – prevenzione rischio incendi – taglio alberi e regimentazione delle acque, pulizia e sistemazione delle ripe dei fossi e degli accessi”, si sarebbe potuto limitare il danno e la cosiddetta torbidità che oggi può essere persino nociva, con la condotta in tali condizioni.

Si spera per questo nel ripristino già avviato e che si proceda, anche per i problemi generali, alle necessarie analisi, rassicurando i cittadini sulla qualità e la quantità dell’acqua erogata, che, non mi stanco mai di ripetere, non è una concessione, ma un diritto umano.

E, tornando a questo tempo “di fuoco”… se il Sud, la Calabria, la nostra terra brucia, vuol dire che qualcuno l’accende e qualcun altro la lascia bruciare. Vuol dire, come ci ricorda Franco Arminio, che qui convivono bellezza e devastazione della bellezza. Troppe volte i roghi consumano i nostri meravigliosi paesaggi e li rendono dolenti. È vero, ci sono le contese, le vendette, o dall’altra parte, distrazioni o arcaiche consuetudini basate sulla credenza che la terra adibita a pascolo possa rigenerarsi con la forza purificatrice del fuoco.

Di certo, ci si accorge del pericolo quando è tardi, quando non solo la mano dell’uomo, ma anche, purtroppo, la noncuranza sono causa di distruzione e puntualmente si finisce per considerare e affrontare l’emergenza. Viviamo in perenne emergenza, in Calabria e nei piccoli mondi che abitiamo. Ogni intervento pare essere legato a un’emergenza.

Il paesaggio e il territorio invece ci sono donati e ci sono sempre; basta questa consapevolezza per convincersi che devono essere gestiti, anche in termini di prevenzione, sulla base di una programmazione seria, attenta, da parte di chi, con la responsabilità del ruolo, sa che ogni risultato è frutto di un progetto. Sa che bisogna stare sul campo, in ogni momento. Anche quando il mare azzurro invita alle vacanze da immortalare nei selfie.

Assunta Scorpiniti